La notte porta consiglio… a condizione che si dorma!

Si stima che la maggior parte dei genitori perda tra le 400 e le 750 ore di sonno nel primo anno di vita di ogni bambino. Mica male vero?

Il problema del sonno e dei pianti notturni è sicuramente una delle difficoltà che mettono più in crisi i genitori nei primi anni di vita del bambino. Mamma e papà conoscono bene il problema, ma a chi non è capitato di trovare un bambino urlante viaggiando in treno, aereo o autobus?

Anche i genitori più pazienti, spesso non riescono a comprendere e sopportare il pianto straziante e l’insonnia, perché il bambino si sveglia in continuazione di notte? Negli anni, abbiamo conosciuto tante “ricette della nanna”, una in particolare è stata apprezzata e in seguito molto discussa: quella dell’estinzione del pianto progressivo del pediatra spagnolo Eduard Estivill. 

Il sonno, secondo Estivill, non è altro che un’abitudine e in quanto tale deve essere impartita dai genitori attraverso un processo educativo finalizzato al suo corretto apprendimento. Non ci sono differenze di età, eccezioni o altre distinzioni di merito. La validità del metodo, se correttamente applicato, prescinderebbe da qualsiasi variabile: che si tratti di un neonato o di un bambino di 3 anni. Secondo Estivill il sonno dovrebbe essere gestito come qualsiasi altro gesto meccanico.

In primis è importante costruire e introdurre una routine che preceda la fase dell’addormentamento. Una sorta di “rituale” che possa essere ripetuto ogni sera, senza eccezioni. Un bagnetto, una breve lettura, o qualsiasi altra attività ripetibile di sera in sera prima di fare la nanna.

Il vero scoglio che gli stessi genitori devono imparare a superare però è la gestione del pianto del bambino: se è l’ora della nanna e sono stati esclusi disturbi fisici,  ma il piccolo piange, bisogna “resistere”; ogni tre minuti uno dei genitori va in camera a rassicurarlo dicendo una frase standard in modo chiaro, dolce, calmo e rassicurante ad esempio: “La mamma ti vuole bene e ti sta insegnando a dormire bene, lo so che sei arrabbiato, ma dopo ti sentirai meglio. Il ciucco, la nanna e l’orsetto sono qui con te e ti tengono compagnia”. Se il bambino non smette di piangere, il genitore esce e torna tre minuti dopo. Nei giorni successivi si allungano i tempi mantenendo lo stesso intervallo per due giorni consecutivi: tre, cinque, sette, dieci, quindici, venti minuti. Se il bimbo si addormenta e poi si risveglia e piange si applica lo stesso intervallo previsto per quel giorno nella stessa modalità.

Tali azioni devono essere ripetute per almeno 12 giorni e da entrambi i genitori, ma spesso sono necessari meno giorni per far sì che il bambino si addormenti da solo.

Tuttavia anche questo metodo presenta un lato critico evidenziato dallo stesso autore alcuni anni dopo la pubblicazione del suo libro, ovvero tutti i casi in cui il bambino abbia un malessere fisico in corso. Di fronte alle urla del bambino, difficilmente una mamma è sicura che non si tratti di un problema fisico. Tuttavia, una madre non troppo ansiosa, impara ben presto a riconoscere i richiami del suo cucciolo e a capire quando il pianto è sinonimo di fame, stanchezza o malessere. Di nuovo è la stabilità emotiva del genitore che fa la differenza.

Insomma è un dato di fatto. Nel primo periodo della sua vita, il cucciolo d’uomo ha ritmi di sonno differenti da quelli dei suoi genitori. Ogni bambino è diverso, quindi c’è chi ha risvegli più frequenti nel corso della notte e chi dorme anche diverse ore consecutive, fatto sta che, in generale, il bambino piccolo che dorme “tutta la notte” è più l’eccezione che la regola.

Per i genitori, ovvio, è un problema. O se non è un problema è un pensiero. E questo per due motivi. Uno pratico: il sonno. Il secondo teorico: nella nostra società è diffusa la credenza che il bambino “bravo” sia quello che dorme tutta la notte, sin da subito, sin da piccino.

Ogni coppia genitoriale troverà il suo “stile personale di addormentamento” senza etichettare il bambino come la nostra società a volte vorrebbe.  

I ritmi di addormentamento diverranno sempre più simili e si dormirà tutti un po’ di più con la crescita… fino alle prime uscite serali in cui le notti non si passeranno a rassicurare il neonato ma davanti allo schermo di uno smartphone dell’attesa di essere rassicurati da un messaggio!

  • Dott.ssa Marta Spagnolini Psicologa psicoterapeuta
  • Psicoterapeuta ufficiale del Centro di Terapia Strategica S.r.l. marta.spagnolini@gmail.com

BIBLIOGRAFIA

  • Aiutare i genitori ad aiutare i figli, Giorgio Nardone, Ponte alle Grazie.
  • Facciamo la nanna, Grazia Honegger Fresco, Il leone verde edizioni.
  • Fate la nanna, Eduardo Estivill, Sylvia de Bèjar, Mandragora.

19 pensieri riguardo “La notte porta consiglio… a condizione che si dorma!

  1. Mamma mia ricordo il primo mese di vita di mia figlia non riuscivo a chiudere occhio nemmeno 5 minuti. Ero sull orlo dell esaurimento. Sicche ho cominciato con un metodo tutto mio ad insegnarle a dormire. Ad esempio l’ho abituata quasi da subito a non chiedere latte la notte. Sono riuscita a portare da dieci/12 biberon a uno solo durante la nottata. Con tanta pazienza e tanto sacrificio. E l’ho messa presto in camera sua, da sola. Usando proprio il metodo su citato. Dopo tre giorni era già svezzata dalla culla.

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  2. Quello di andare a dormire è un problema che abbiamo ancora nonostante abbia 10 anni. I metodi si sono succeduti nel tempo, ma il rituale è forse quello che in parte è servito di più… ma ho ancora tanto sonno arretrato!

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  3. Ottimi consigli, la tecnica della frase standard non la sapevo. Per fortuna noi siamo stati graziati quando il piccolo bisonte era piccolo e non abbiamo mai avuto problemi di sonno. Paradossalmente abbiamo più problemi adesso che ha quasi 5 anni e non c’è verso di mandarlo a nanna presto.

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  4. Meglio non ricordare i primi mesi del mio primogenito: notti e giorni insonni a causa di pianti disperati che nonne e pediatra dicevano essere causati dalla fame… Invece avevo ragione io: reflusso! Una volta risolto, la routine della nanna è stata facile!😊

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  5. Io non sono mamma ma mi piace leggere di queste cose proprio perché non mi sono mai informata. Non sapevo di questi metodi per il pianto…
    Non oso immaginare quanto debba essere straziante e quanta pazienza bisogna avere. So solo da mia mamma che era disperata perché io avevo scambiato gli orari della giornata, di giorno dormivo e la notte ero sveglissima 😅😅 non so dove abbia trovato la pazienza poverina

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  6. Non sono mamma ma mi piace leggere di cose che non sono per niente informata. Non sapevo infatti di questo tipo di educazione per i pianti notturni, non oso nemmeno immaginare la pazienza che ci vuole per fare un lavoro del genere.
    Ricordo spesso mia mamma che raccontava quanto mi avrebbe volentieri fatto volare dalla finestra perché dormivo di giorno e di notte ero sveglissima. Povera mamma ❤️

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